‘Gli annunci di lavoro fantasma’ stanno devastando così tanto il lavoro che i legislatori vogliono cercare di vietarli (paywall)

I datori di lavoro pubblicano ruoli che non sembrano mai essere ricoperti, o addirittura esistere, e le persone in cerca di lavoro ne sono stufe

C’è una crescente frustrazione tra chi cerca lavoro nei confronti dei cosiddetti “ghost jobs”: annunci di lavoro pubblicati online da aziende che non hanno alcuna reale intenzione immediata di assumere o per posizioni che non esistono affatto.

I candidati spendono ore a personalizzare curriculum e lettere di presentazione per poi non ricevere alcuna risposta, mentre le offerte rimangono attive per mesi sui portali.

Secondo i dati della piattaforma di reclutamento Greenhouse, circa un annuncio su cinque presente sui siti di offerte di lavoro è classificabile come un ghost job. Un sondaggio condotto da MyPerfectResume ha inoltre evidenziato che l’81% dei recruiter ammette che la propria azienda ha pubblicato annunci di questo tipo.

Impatto sui candidati

Il fenomeno provoca un forte stress psicologico ed economico: i professionisti, pur avendo inviato migliaia di candidature, si scontrano continuamente con annunci non reali, prosciugando talvolta i propri risparmi. Inoltre la statistiche sul lavoro vengono falsate: i ghost jobs generano confusione anche sulla percezione del mercato del lavoro. I dati ufficiali del Dipartimento del Lavoro statunitense solitamente escludono queste posizioni (richiedendo che la ricerca sia attiva ed entro 30 giorni), ma sul mercato reale gli annunci fantasma creano un’illusione di abbondanza di posti che non riflette la reale disponibilità di assunzione delle aziende.

Cosa fanno i legislatori?

Di fronte alle proteste dei lavoratori e all’insofferenza generale, diversi legislatori negli Stati Uniti stanno intervenendo per regolamentare o vietare la pratica.

Il parlamento statale dello Stato di New York ha approvato un disegno di legge che impone ai datori di lavoro di specificare la tempistica prevista per la copertura del ruolo e prevede sanzioni/multe per chi non rispetta le regole o lascia annunci inattivi.

In Pennsylvania (con proposte simili in corso in California, New Jersey e Kentucky), sono stati presentati ddl per obbligare le aziende a rimuovere gli annunci una volta coperta la posizione e dichiarare le reali intenzioni di assunzione.

In Texas, invece è stato il Procuratore Generale, Ken Paxton, ad avviare un’indagine nei confronti di LinkedIn, accusando la piattaforma di trarre profitto e promuovere annunci di lavoro falsi/fantasma.

Ma perché le aziende pubblicano annunci falsi o inattivi?

Lauren Weber spiega che sono diverse le motivazioni dietro questa pratica: in primo luogo la creazione di un “pipeline” di talenti, con le aziende che mantengono annunci aperti per raccogliere candidature nel caso in cui una posizione si liberi in futuro o nella speranza di intercettare il “candidato ideale” imprevedibile; un’altra motivazione è consolidare l’immagine aziendale ed aumentare l’effetto visibilità, perché mantenere annunci attivi fa apparire l’azienda in salute, dinamica e in costante crescita agli occhi degli investitori e dei competitor; alcuni team HR usano poi gli annunci per testare l’efficacia dei requisiti richiesti o per valutare il mercato; poi (quello che succede anche nll’azienda in cui lavoro) la mancanza di gestione e l’nerzia, dovuta al fatto che le posizioni aperte e poi chiuse oppure cancellate per motivi di budget spesso rimangono online per semplice disorganizzazione interna; infine il motivo principale, ossia la mera raccolta e la profilazione dei dati personali dei candidati.

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