Fui bannato per un anno da agosto 2025, ma la mia presenza infiamma il Fediverso dal 2022.

Parlo di #arte, #cultura, #informazione, #pensierocritico, #politica, #scienza, #segnideitempi; ultimamente di #Fediverso e perfino di #società.

Adoro confrontare le opinioni per crescere e cambiare le mie idee, per questo con l’account @Trames contribuisco alla moderazione di Umoja, istanza generalista e libera.

#fedi22

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Cake day: December 14th, 2022

Riflessioni tossiche sul Fediverso.

Nona puntata.

Non è passato molto tempo da quando decisi di chiudere il mio account Bluesky, allorché la piattaforma blu aveva appena accettato e autenticato un account della statunitense ICE.

Presi anche la decisione di bloccare con questo account il bridge verso Bluesky, non lasciando così che i miei post fossero replicati nel social blu, e allo stesso tempo ignorando gli account Bluesky che, attraverso il bridge, arrivassero nel Fediverso.

In seguito mi sembrò eccessivo auto-impedirmi di vedere i post pervenuti nel Fediverso da lì, perciò ho ricominciato a seguirli e a consigliarli, pur continuando a non alimentare Bluesky con i miei post.

Ero dunque felice di non avere alcun account nel social malevolo e di non alimentarlo, tuttavia mi permettevo di seguire alcuni (pochi) account lì presenti; peccato non poterci interagire.

Lunedì @macfranc mi ha proposto di testare la nuova istanza Fedisky, la quale risiede sia nel mondo ActivityPub che in quello AT-Proto. Fedisky qui è federata normalmente ma, nel mondo AT-Proto, funge da Personal Data Server: custodisce cioè i dati in locale pur comunicando con Bluesky.

Mi è stata così data l’occasione di continuare a non essere iscritto a Bluesky, di non utilizzare la sua app, e potenzialmente di interagire con tutti i suoi account, non solo quelli che seguono il bridge.

Vi presento allora il mio potentissimo terzo account del Fediverso: @trames@fedisky.it. Così di primo acchito, mi sembra un’ottima idea.

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Come sempre concludo con gli hashtag che voglio appiccicare a questo post: #riflessionitossiche, #Fediverso, #Fedisky, #bluesky. E cito la comunità @fediverso perché è moderata dallo stesso admin dell’istanza in cui mi trovo.

Arrivederci alla prossima Riflessione Tossica.

Riflessioni tossiche sul Fediverso.

Ottava puntata.

Spero che @macfranc (che gestisce quest’istanza) non me ne vorrà se in questa Riflessione Tossica farò esplicitamente tanti nomi.

Sono nel Fediverso dal 2022. Non so come possa accadere, ma mi sento ancora un niubbo. Ci sono utenti sul cui profilo compare la dicitura Admin, ma se glielo fai notare ti rispondono che in realtà sono semplici moderatori.

Non ci capisco molto, però @redflegias, che ha creato la nuova istanza generalista Umoja — forse l’unica istanza davvero italiana con il servizio ospitato in datacenter localizzato nel nostro territorio —, mi ha reso moderatore e ha fatto sì che nel mio account @Trames@social.umoja.it ci fosse scritto correttamente Moderator.
Ripongo tante speranze nell’istanza Umoja, che spero diventi il centro di un nuovo modo di vivere il Fediverso, senza isterismi, inimicizie e vendette, ma con tante opinioni diverse che possano essere espresse senza temere di venire bannati.

È invece inequivocabile la qualifica di Owner che compare nel profilo di @filippodb, il quale in un post di due giorni fa ha giustamente scritto:

Il risentimento e l’invidia non portano credibilità né visibilità, alimentano solo odio, isolamento e sfiducia.
Dividere chi costruisce alternative è il modo più efficace per rafforzare proprio chi si dice di voler combattere.

Qualcuno si è affrettato a scrivermi in privato chiedendomi se fosse accaduto qualcosa di particolare a cui quel post rispondesse. No, però sono nel Fediverso dal 2022 e da allora ho sempre notato Baruffa nell’aria. Il Fediverso mi è sempre sembrato diviso fra gli iscritti alla Grande Istanza di @filippodb e coloro che della Grande Istanza parlavano male. Ci ho riflettuto e ho deciso che @filippodb ha ragione nel ribadire che è ora di smetterla.

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Personalmente sono abituato a sedermi in seconda fila agli spettacoli, per questo entrando nel Fediverso passai direttamente attraverso Livello Segreto che allora era la seconda istanza Mastodon italiana, gestita dal grande @kenobit (poi sono passato a Poliversity.it, ma questa è un’altra storia che ho già raccontato). E ieri ho avuto il piacere di vedere Kenobit intervistato da @marcocappato. Invito chi avesse perso l’intervista a recuperarla subito qui. Mi ha commosso questa sinergia fra istanze, ma già stamattina ho letto un post — che poi non ho più ritrovato, spero che sia stato rimosso — da parte di qualcuno che auspicava che Cappato spostasse l’account da Mastodon.Uno. La maledizione, purtroppo, continua.

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Come sempre concludo con gli hashtag che voglio appiccicare a questo post: #riflessionitossiche, #Fediverso, #Umoja, #sinergia. E cito la comunità @fediverso perché è moderata dallo stesso admin dell’istanza in cui mi trovo.

Arrivederci alla prossima Riflessione Tossica.

Riflessioni tossiche sul Fediverso.

Settima puntata.

Proseguo questi monologhi che raccontano, quasi come un diario, la mia esperienza nel Fediverso.

Oggi proseguirò la mia riflessione sul Fediverso che sogno.

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«Costruiamo noi il Fediverso che ci piace», ho scritto qualche tempo fa, e facciamolo innanzitutto scegliendo un’istanza che ci somigli. Ho raccontato come, proprio in quest’ottica, oltre a questo account in Poliversity.it in cui rifletto su giornalismo, didattica e Fediverso, per i miei post più personali ho scelto di creare un secondo account nella nuova istanza generalista Social.Umoja.it.

L’esperienza di questi giorni in Umoja mi sta facendo maturare il desiderio di un’ideale evoluzione del Fediverso in direzione di tante nuove istanze medio / piccole, senza che le attuali istanze enormi crescano ulteriormente.

Ecco, questa è l’idea di Fediverso che mi si va formando: una miriade d’istanze che abbiano al massimo un paio di centinaia di utenti. Istanze monoutenti, istanze con qualche decina di utenti, una collezione di piccole e medie istanze Mastodon come la lussuosa Poliversity, la romana Puntarella, la serissima Cisti, e poi Devianze, Stereodon, e che meraviglia Bologna.one, e poi che amore Snowfan.it, che carina Senigallia.one, eccetera… fino alla neonata Umoja.

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Dimentico qualcuno? La mia tossicità mi sta facendo volutamente dimenticare le istanze enormi. C’è chi invece mi fa notare che le istanze enormi, quelle che possono sciorinare numeri a quattro o più cifre, quelle che costa caro mantenere e che di conseguenza chiedono continuamente offerte, non potranno mai mancare. Infatti, proprio come avviene nelle città, esistono persone che impazzirebbero se dovessero rinunciare a cemento, smog, movida, locali notturni illuminati a giorno, bar diurni ombrosi e asettici. Se a queste persone proponi una tranquilla vita in provincia, ti vedono come un pazzo.

Proprio come un pazzo, io qui nella “provincia” mi trovo bene. Da qui riesco a lavorare a un’idea di Fediverso che è molto differente rispetto a quella dei cultori delle “grandi città”.

Pazzo sono io, e pazzo è probabilmente @juliandv, in quanto ha fatto la pazzia di scegliere me, account bannato perché tossico, e promuovermi a moderatore della sua Umoja della quale mi sto appassionando.

È ancora piccola Umoja, ma crescerà, chissà, forse perfino un po’ con il mio aiuto.

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Come sempre concludo con gli hashtag che voglio appiccicare a questo post: #riflessionitossiche, #Fediverso, #Umoja. E cito la comunità @fediverso perché è moderata dallo stesso admin dell’istanza in cui mi trovo.

Arrivederci alla prossima Riflessione Tossica.

Riflessioni tossiche sul Fediverso.

Sesta puntata.

Negli anni '80 la pubblicità di una fragranza recitava così: «C’è Baruffa nell’aria». Mi sembra ancora di sentire quella frase mentre leggo post vari che, senza citarsi in modo esplicito, di fatto si rispondono a vicenda.

C’è Baruffa su che cosa sia il Fediverso e su come lo si voglia fare crescere. C’è chi vuole raccontarlo come una gara fra buoni e cattivi, ovviamente attribuendosi la parte del buono. Con estrema bontà si dedica a spiegarlo, e nel frattempo lo misura con il metro degli slogan, e declama solo numeri enormi.

Qualcun altro afferma che il Fediverso italiano abbia bisogno di tante piccole istanze attive e stabili, non certo di gigantesche e costose entità che chiedano di continuo donazioni su donazioni; di tante piccole istanze che siano isole felici, in cui tutti si sentano benvenuti e lontani da odio e invidie.

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Gli anni '80 sono passati da tanto tempo; all’epoca ero ancora troppo giovane, così non sperimentai quella fragranza. Oggi la gioventù se n’è andata, tuttavia ancora vorrei evitare di respirare quell’aria troppo profumata. Eppure dalle mie azioni di questi ultimi giorni è chiaro che ho compiuto una scelta: la mia iscrizione come ottavo account di un’istanza neonata ha esplicitato una posizione ben precisa e un pensiero ben definito.

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Non insulterò l’intelligenza di chi legge ed eviterò spiegazioni superflue. Tuttavia non posso esimermi dal dare a questo mio sproloquio una conclusione. La mia conclusione è che, nella difficoltà di attirare nuove persone soprattutto dai social commerciali, un ambiente più sano e amichevole, senza declamazioni di grandi numeri e senza guerre tra buoni e cattivi, un ambiente che sia privo di atavici pettegolezzi e di relative code di dispetti reciproci, non potrà che sembrare un po’ meno respingente a chi si approccia al Fediverso per la prima volta.

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Come sempre concludo con gli hashtag che voglio appiccicare a questo post: #riflessionitossiche, #Fediverso, #Baruffa. E cito la comunità @fediverso perché è moderata dallo stesso admin dell’istanza in cui mi trovo.

Arrivederci alla prossima Riflessione Tossica.

Riflessioni tossiche sul Fediverso.

Quinta puntata.

Ci fu un momento in cui, qui nel Fediverso, gli argomenti principali di conversazione erano gli Alt Text e la buona abitudine di aggiungerli sempre alle immagini che si pubblicavano.

Parecchi anni prima ci fu un altro momento in cui ero solito inserire nell’HTML dei siti descrizioni che da alcuni browser venivano visualizzate sotto forma di piccole etichette gialle quando il puntatore passava sulle immagini. Le chiamavo “bandierine” ed ero stupito che non funzionassero con tutti i browser.

Quando qui si cominciò a insistere sulla necessità d’inserire sempre gli Alt Text nei post del Fediverso, mi sembrò di rivedere le vecchie amiche bandierine e fui felicissimo di riprendere quell’antico rapporto agrodolce.

Venni anche a sapere dell’esistenza di un bot che, grazie all’intelligenza artificiale, generava in automatico le descrizioni utili a chi, per i motivi più vari, fosse impossibilitato a vedere le immagini. Lo testai per qualche giorno, poi mi resi conto che ovviamente non poteva che generare descrizioni pedanti e completamente inutili. Meglio scrivere io descrizioni che, per quanto sommarie e sbrigative, spiegassero ciò che nelle immagini era significativo per il contesto in cui le avevo pubblicate.

In seguito, affinché non venissero aggiunte descrizioni insopportabilmente inutili come risposta alle poche immagini che pubblicavo, e per non perdere tempo a leggerne sotto alle illustrazioni pubblicate dagli altri, bloccai quel bot e mi dimenticai della sua esistenza.

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Pochi giorni fa mi sono accorto per caso che alcuni tra gli account che per fortuna non seguo sono troppo pigri per scrivere gli Alt Text ma sono ancora agganciati automaticamente a quel bot IA che descrive ogni immagine (utile o inutile) pubblichino a corredo dei loro sproloqui. Leggere quelle descrizioni automatiche è sempre inutile perché non dicono nulla riguardo a che cosa dell’immagine sia davvero significativo.

Il mio invito tossico di oggi è dunque questo: descrivete tramite Alt Text le vostre immagini, scrivete sinteticamente ciò che di quelle immagini ritenete significativo, senza affidarvi alla pedante intelligenza artificiale; e, se ancora seguite account così pigri da non scrivere di persona gli AltText ma da affidarli a un bot pedante, smettetela.

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Come sempre concludo con gli hashtag che voglio appiccicare a questo post: #riflessionitossiche, #Fediverso, #AltText e #IntelligenzaArtificiale. E cito la comunità @fediverso perché è moderata dallo stesso admin dell’istanza in cui mi trovo.

Arrivederci alla prossima Riflessione Tossica.